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LETTERA DI
SERENELLA
"Milano, 31 Gennaio 2003
Galeotto fu "quel bracco...!".
Pensare che erano mesi che
lo vedevo (il cane, naturalmente) e mai aveva manifestato tanto amore
per me!
Quella mattina dovevo essere
veramente speciale!
Mentre sorseggiavo il mio
cappuccino il cane mi saltò affettuosamente addosso!
Peccato che quel giorno piovesse
ed io indossassi una giacca appena ritirata dalla tintoria: tante
piccole zampette fangose vi si stamparono sopra ed il risultato fu
immaginabile.
Non avevo mai notato bene il
padrone del suddetto cane che mi propose di riportarla in tintoria, a
sue spese naturalmente, offrendomi anche il cappuccino...
Questo è stato il nostro primo
approccio, dopo quasi sei mesi di cappuccini insieme, ma non
"insieme"!
QUANDO DICONO IL FATO!
Ci siamo sfiorati tanto tempo
senza saperlo, compagni di colazioni abitudinarie in quel bar di fronte
al Parco Sempione, lui col cane io con i miei pacchetti della
tintoria... Braccata da un bracco... è vero; ma ora
"braccata" anche dal suo padrone con il quale ormai condivido
il cappuccino (...e non solo!) e sta nascendo una bellissima storia da
"abbaiare" al mondo!
Cari saluti, Serenella
P.S. Sfogliando le pagine del
vostro sito ho scoperto qualche cosa che ricorda la mia storia : la
sezione COMPLICE IN AMORE, che buffo!"
LETTERA
DI MONICA
"11 Febbraio 2002,
Carissima
redazione, vorrei esporvi il mio problema,
comune a molte altre donne credo, ma sempre
sottovalutato.
Sono sposata da ben tre anni e da altrettanto tempo
mio marito, figlio unico di madre vedova, mi costringe
a trascorrere fine settimana e vacanze con la mammina.
Ora, pur ammettendo che la suddetta suocera sia una
donna in gamba e piena di risorse, generosa, molto
affezionata a me ...quando spesso all'ultimo momento
decidiamo di partire per un fine settimana in qualche
località mondana e non troviamo due camere, ci tocca
condividere la nostra con la mamma, e naturalmente non
potendo metterla a dormire in un lettino come un
bambino, tale ruolo spetta a me e la suocera si
addormenta al posto mio.
Lo so, molti mi dicono cosa aspetto a lasciarli andare
da soli...ma io sono innamorata di mio marito e non
sento di essere la persona "in più", quindi non vedo
come mai dovrei essere io a rinunciare, sapendo
oltretutto di essere nella ragione.
Quando affronto l'argomento in privato con mio marito,
lui mi coccola e si scioglie con mille moine e regali,
dicendomi che un'altra come me di certo non la
troverebbe da nessuna parte e concludendo che in fondo
sua madre "non camperà tutta la vita"...
Si avvicina la settimana bianca, andremo a Cortina,
grazie al cielo abbiamo trovato due camere
(comunicanti naturalmente), quella destinata a mia
suocera ha due letti, per cui ho candidamente detto a
figlio e madre che avrei pensato di dire a mia mamma
di venire con noi.
La risposta di lui è stata alquanto sconcertante: "ma
tesoro, di mamma ce n'è una sola!"(naturalmente
alludendo alla sua per tutti e due...)
in quanto alla suocera:" benissimo, sono contenta,
così ognuna potrà finalmente dormire con il proprio
figlio!"
Sono allibita e senza parole...cosa mi consigliate di
fare? senza dover ricorrere ad un suocericidio con
conseguente danno per il mio matrimonio?
Complimenti per il sito, vi proporrei di introdurre un
capitolo sulle "mamme" di lui e di lei...e qualche
consiglio su come affrontare le situazioni di
indesiderate intromissioni nella coppia!
Cari saluti Monica
P.S. Sto meditando di dimenticarmi la suocera
all'Autogrill!
LETTERA
DI LUCA
"11
Gennaio 2002,
Era una splendida giornata di settembre. Con la scusa di seguire dei
lavori in un appartamento, mi precipito in una gioiosa città della Costa
Azzurra. Gli interessi edili erano una scusante per rivedere Daniela.
L’avevo conosciuta anni prima e vista più volte, ma senza interessi
particolari, perché la consideravo distaccata ed un poco superba.
Avevo iniziato le mie prime vacanze da vedovo, senza entusiasmo e chiuso
nel mio riservato dolore, ma mi appare Daniela che, nella sua regalità e
nello stesso tempo semplicità, mi affascina parlandomi delle circostanze
della vita cui ci si deve adeguare.
Le
vacanze trascorrono veloci con
Daniela elegantemente distaccata e ignara delle attenzioni che Le
riservavo. La accompagno all’aeroporto, e forse, in quel breve e timido
saluto, avverte che ero una presenza non fortuita. Dopo una settimana dal
mio rientro dalle vacanze, il desiderio di rivederla era diventato il mio
obiettivo.
Liberatomi dagli impegni edilizi, Daniela mi concede un appuntamento in
una strada affollatissima: la giornata era torrida, ed
io, vestito di tutto punto in giacca e cravatta, la vedo da lontano
e pensavo che doveva essere mia a tutti i costi.
Romantica colazione in un ristorante provenzale, discorsi sugli argomenti
più svariati, e poi mi faccio coraggio e propongo di fermarmi per la
serata in sua compagnia.
Catastrofe! Tutte le mie attese e i miei romantici progetti crollano.
Alla sua riposta: “Questa sera non posso, potremmo rimandare a domani
". Mi sentivo messo in secondo piano, ed anche se potevo attendere un
intero giorno, ferito nel mio orgoglio, rispondevo che l’indomani avevo
un impegno improrogabile.
Nel salutarmi Daniela mi sfiorò le labbra, forse involontariamente, ma
questo mi ridiede una carica per il futuro.
Dopo una settimana, dal fugace commiato provenzale, Daniela è diventata
la mia dolce compagna, e penso che lo sarà per tanto tempo ancora.
Nell’Abito fa la Monaco, bisognerebbe inserire una rubrica che consiglia
di non fare mai delle sorprese, potrebbero essere scomode, come quella che
io ho avuto, e forse ancor peggio.
Un altro consiglio è di non presentarsi ad un appuntamento in una città
di vacanza con il doppio petto: si soffre di meno in pantaloni e camicia
sportiva!
Luca"
LETTERA
DI ETTORE
"21 Dicembre 2001
Ho 46 anni, e faccio l'industriale. Il lavoro è molto importante nella
mia vita; direi, anzi, che è sempre stata una priorità.
Ciò non toglie che mi sia fatta la fama del "play boy" (secondo
me non meritata).
Allora, direte voi, qual è il problema?
E' successo un episodio, un paio di settimane fa, che mi ha fatto
seriamente riflettere sul senso della vita, e su quello che desidero
realizzare: oramai non sono più un bambino ed ho l'impressione di essere
diventato un "zitello", senza rendermene conto naturalmente.
Ho bisogno di un consiglio che non venga dai miei amici, che peraltro sono
convinti che io conduca una vita fantastica, priva di problemi dovuti a
moglie e figli, e totalmente libera, bensì un parere obiettivo.
Devo premettere che non mi sono mai innamorato seriamente, ed anche quando
trovavo piena soddisfazione in un rapporto, come mi accorgevo che si era
arrivati ad un punto nel quale bisognava prendere qualche decisione
costruttiva (vivere insieme, sposarsi, avere figli), ero preso da sacro
terrore e la mia reazione era di fuggire al più presto.
Ma veniamo a due settimane fa; avevo invitato un paio d'amiche per
l'aperitivo a casa mia, non contemporaneamente, bensì una a mezzogiorno e
l'altra la sera.
Da poco tempo mi sono trasferito in un nuovo appartamento, che finalmente
ho potuto realizzare come desideravo: minimalista al massimo, ma molto
tecnologico e con tutte le cose che mi sono indispensabili, vale a dire
uno stereo mega, uno schermo piatto enorme appeso nella parete principale
del soggiorno, un computer super veloce con telefoni e fax, insomma tutto
ciò che mi serve per essere costantemente aggiornato sul mio lavoro, la
borsa ed i mercati esteri.
Verso mezzogiorno, arrivò Monica, una rossa slanciata e sensuale, che
avevo incontrato la settimana prima in casa d'amici e che aveva subito
mostrato una certa disponibilità a conoscerci più
"intimamente". La faccio accomodare e, mentre andai in cucina
per prendere il secchiello dello champagne, sentii il ticchettio dei suoi
tacchi a spillo, che giravano vorticosamente per la stanza sul mio
favoloso costosissimo e delicatissimo
parquette.
Va bene che la curiosità è femmina, ma non poteva starsene seduta buona
buona?
Tornai al volo in soggiorno per controllare eventuali graffi lasciati dai
fatidici 10 centimetri di tacchi; in effetti, mi accorsi di vari segni e
piccoli avvallamenti! Da quel momento la mia unica preoccupazione fu di
tenerla inchiodata al divano e mi dimenticai anche di sedurla. Dopodiché,
appena bevuta una coppetta, con una scusa la spedii a casa.
All'arrivo di Silvia, prima di cena, la scena si ripeté.
Lei, ragazza alternativa, arrivò vestita come il "soldato Jane":
tuta mimetica (probabilmente di Gucci) scarponcini militari e giubbotto
imbottito, sembrava arrivare da un addestramento in campagna; in effetti,
mi accorsi di fango secco depositato vicino al mio tavolo cocktail, così,
anche in quest'occasione, la mia mente non fu rivolta all'affascinante
soldatessa, bensì alla preoccupazione che può avere una massaia pignola
ed un po' isterica, su come pulire dopo.
Anche la serata andò buca, ero troppo ansioso.
Secondo voi come potrei fare? Forse proporre alla mie amiche di togliersi
le scarpe magari rifornendole di ciabattine stile Jap? (tanto adesso è di
moda). Così finalmente potrei rilassarmi!
Aspetto aiuto. Grazie,
Ettore"
LETTERA DI GIUSY
"10
Dicembre 2001,
Cara redazione, sono stata molto indecisa prima di scrivervi. L'argomento
non è propriamente di bon ton ma è sicuramente legato ad un modo di
agire che io non approvo.
Tutto cominciò un mese fa
quando, una mia amica, mi telefonò per invitarmi fuori con il suo ragazzo
ed un amico. Premetto che non ho mai amato gli appuntamenti al buio,
neanche da ragazzina, ed ora che ho 35 anni a maggior ragione.
Essendo però molto tempo che non la vedevo, decisi di accettare per avere
l'occasione di fare una bella chiacchierata con lei.
Laura mi disse di vestirmi sexy; al momento non feci caso alla strana
richiesta. Mi vennero a prendere quel sabato sera, tutti e tre insieme, e
ci dirigemmo verso questo non ben identificato "club privato" di
cui lei mi aveva parlato per telefono.
Io sedevo dietro con Matteo: sui 40 anni, brizzolato, distinto, niente
male.
Finalmente dopo una lunga strada, arrivammo a destinazione, eravamo finiti
quasi in campagna. La costruzione era una specie di villa con un gran
parco intorno. Entrammo e l'ambiente era poco illuminato ma molto
elegante.
Intravedevo
dei tavolini circondati da poltroncine nascosti da separé.
Sul
tavolo, dove ci accompagnarono, aspettava un secchiello con una bottiglia
di champagne, che fu subito stappata e versata mentre noi eravamo intenti
nelle ordinazioni.
Nell'attesa di cena, fu un susseguirsi di brindisi e chiacchiere, molto
allegre, peraltro. I bicchieri erano sempre pieni ed io cominciai ad avere
la testa leggermente euforica e leggera. Non avevo mangiato quasi niente a
mezzogiorno ed il vino aveva fatto subito un certo effetto.
Una musica suonava in sordina, era un lento e Matteo m'invitò sulla
piccola pista per un ballo. Quando mi strinsi a lui, mi accorsi che
c'erano altre tre o quattro coppie che si strusciavano in modo alquanto
equivoco. Però ero allegra e non ci badai. Dopo qualche attimo, il mio
cavaliere, cominciò a fare delle avances un po' eccessive, visto
soprattutto la nostra recente conoscenza. Così, con una scusa, mi
allontanai andando a rifugiarmi in bagno per cercare di rimettere insieme
le idee. Poco dopo apparve Laura che, scherzando, mi prese in giro per la
mia timidezza. Affermò che piacevo molto a Matteo, ma anche al suo
ragazzo, e che se mi faceva piacere, potevo "spassarmela" con
entrambi, tanto più che lei aveva visto un tale e pensava di "farci
un giro".
Quando
vide la mia aria sbalordita, mi spiegò che quel locale era riservato allo
scambio delle coppie e che lo facevano tutti. Potevi avere una totale
privacy, se lo desideravi, in apposite stanze al primo piano della villa;
altrimenti potevi anche stare in "compagnia".
A
quel punto avevo capito tutto; approfittai quando Laura andò in toilette
e scappai via. Fortunatamente il nostro tavolo era lontano dall'uscita,
così riuscii a sgattaiolare fuori. Trovai un taxi che aveva appena
portato dei clienti, vi salii sopra al volo e partimmo. In quel mentre
vidi la mia amica con i due uomini, fuori della porta del club, che
guardavano sbigottiti, il mio taxi che si allontanava.
Ebbi
tutto il tempo, durante il tragitto verso casa, di rimuginare sui fatti
delle ultime ore; ma la cosa che mi stupiva di più era come non avevo mai
capito niente di Laura e, soprattutto, come lei aveva immaginato che avrei
accettato questa situazione poiché sono un tipo piuttosto chiuso e
sicuramente non spregiudicato.
E'
stata un'esperienza particolare e, passato il primo shock, mi sono fatta
una risata e sono tornata con piacere, alle mie solite amicizie così
"normali".
Saluti alla redazione al femminile,
Giusy"
LETTERA
DI RAIMONDO
"24 Novembre 2001,
La conobbi ad una presentazione di moda, Stefania, alta bionda e spigliata; si occupa di
pubbliche relazioni mentre io sono commercialista. Un conoscente in comune ci presentò e
fu subito feeling (perlomeno così credevo).
Non sono, poi, così male! Ho 49 anni ed un fisico atletico: amo camminare in montagna e
stare all'aria aperta.
Lei sembrò condividere queste mie passioni, così decidemmo, dopo un'ora di chiacchiere
al cocktail dopo la sfilata, di rivederci per una cena.
La settimana successiva la andai a prendere e la portai in questo ristorante all'aperto di
cui le avevo parlato (naturalmente era settembre e le giornate erano ancora calde).
Trattoria Sciuè Sciuè: napoletano verace il proprietario, mio amico, e naturalmente
anche il cuoco.
Tra le altre cose io, che sono cliente ed amico, ho degli ottimi prezzi. Così ci sedemmo
ad un tavolino sul marciapiede e ordinammo. Le consigliai gli spaghetti allo scoglio, il
mio piatto preferito. Effettivamente, mentre aspettavamo, eravamo un po' frastornati dalla
marea di ragazzini che si rincorrevano fra i tavoli, (d'altronde è un ristorante per
famiglie) in più passavano un sacco di macchine poiché il posto è situato su di
un'arteria molto trafficata.
Lei cominciò a dare segni d'insofferenza. Certo che non era un posto molto
romantico
. Finalmente arrivò il cibo e mi sembrò che Stefania si rasserenasse. Mi
sbagliavo. Dopo un attimo sputò, con imbarazzo, il boccone che aveva appena messo in
bocca accusando la presenza di qualche cosa di duro come un sasso. "Forse avevano
dimenticato un pezzetto di scoglio", dissi io sperando di farla sorridere. Niente da
fare; decisi che era sicuramente meglio riaccompagnarla a casa, come aveva chiesto, con la
scusa di un gran mal di testa. Peccato, ma ero deciso a riprovare.
Il giorno dopo la richiamai per invitarla, il sabato successivo, a fare un giro in moto
sul lago. Mi aveva assicurato che amava molto scorazzare a forte velocità. Infatti, dopo
un attimo d'esitazione, accettò.
Il sabato mattina ero sotto casa sua a mezzogiorno, come d'accordo.(Anche se io sono un
mattiniero e avrei preferito fare molto prima!) Lei scese vestita molto sexy, forse troppo
visto il programma; soprattutto mi preoccupavano i tacchi alti. Non dissi niente per non
sembrare polemico. Partimmo, eravamo allegri e il tempo era bellissimo.
Arrivati sul lago di Como, m'inerpicai verso la montagna e, di lì a qualche chilometro,
mi fermai perché la strada non proseguiva oltre. Scesi dalla moto, mi cambiai: calzoncini
corti, maglietta bianca, calzerotto e scarpa da montagna.
Lei mi guardava con aria sempre più sbalordita, man mano che finivo la trasformazione.
Quando mi chiese cosa diavolo stessi facendo, le risposi serafico che la strada era
finita, e da quel punto avremmo continuato a piedi per una quindicina di chilometri, per
raggiungere il rifugio dove fare colazione. A quel punto divenne una vipera; mi annunciò
che lei aveva accettato di fare un giro in moto ma che non aveva nessuna intenzione di
fare scalate; era stanca, aveva male di schiena e non aveva neanche le scarpe adatte. (Di
questo mi ero già accorto!) Così per non rovinare del tutto la giornata, mi accontentai
di portarla ad un centinaio di metri lungo il sentiero, dove uno squallido bar vendeva
panini e bibite e dove prendemmo qualche cosa.
Poco dopo la riaccompagnavo.
Non capisco che cosa è successo che non ha funzionato! Sta di fatto che ho tentato
diversi altri approcci, ma senza successo.
Valle a capire le donne!
Cordiali saluti
Raimondo"
LETTERA DI EMILIA
"13 Novembre 2001,
Aveva detto di essere divorziato!
Affascinante, sicuro di se, buona posizione socio-economica, insomma un personaggio molto
appetibile.
In ufficio eravamo in parecchie ad attendere ansiosamente di essere notate: finalmente il
fatidico invito arrivò un venerdì alla macchinetta del caffè. "Conosco una
simpatica trattoria fuori porta, ti andrebbe di cenare con me domani sera?". Di corsa
pensai, ma fui più pacata nella risposta fingendo esitazione, ma poi accettai. Forse
avrebbe dovuto mettermi sul chi va là quel "fuori porta", ma...
Comunque il sabato fu tutto un preparativo (quasi fossi stata invitata alla prima della
Scala). Parrucchiere, cerette varie, abito e quant'altro. Alle ore 21 ero pronta e
sfavillante in attesa del citofono. Arrivò puntualmente sotto casa e cominciò così una
serata che andò di bene in meglio per finire puntualmente nella mia camera da letto.
Devo ammettere che le voci che circolavano in ufficio su di lui, come di un ottimo amante,
erano veritiere.
Domenica mattina, dopo una notte decisamente tumultuosa, veniamo svegliati alle dieci dal
suono insistente del citofono.
Chi cavolo poteva essere a rompere
.quello splendido incanto?
Mi infilo il mio solito maglione extra-large che per me, è come la copertina per Snoopy,
e vado a rispondere.
SORPRESA! "Sono la moglie di Giovanni è sto salendo, so che mio marito è li con
lei".
Totalmente sbigottita apro il portone e girandomi per andare ad avvisarlo lo vedo sulla
porta della camera da letto che, con sguardo sperso, si sta vestendo velocemente e mi fa
cenno di mettermi qualche cosa addosso. Non ci penso neanche!
Passato l'attimo di choc iniziale non vedo l'ora di godermi la scena.
La moglie offesa entra come una furia in casa mia e squadrandomi capisce tutto al volo; si
lancia quindi contro il fedifrago infuriata. Naturalmente il "nostro eroe"
sempre più sbigottito, balbettando cerca di inventare patetiche scuse del tipo "cena
tra colleghi di ufficio, era molto tardi e la signorina mi ha offerto gentilmente una
camera...". Fissandomi contemporaneamente in cerca di aiuto.
Neanche per sogno! Era patetico ed io mi stavo divertendo troppo nel vedere come poteva
crollare l'immagine dell'idolo di noi segretarie.
Dove era finita la sicurezza, il fascino, la battuta pronta...
Uno pensa, quando vede queste scene nei film, che sono appunto cose da film, ed
invece
Comunque non mi scoraggio, ci sarà pure da qualche parte un uomo come dico io!
Cordiali saluti all'equipe di LABITOFAILMONACO e complimenti per il sito,
Emilia
P.S. Potreste inserire anche una sezione su come non essere CODARDI?"LETTERA DI GIOVANNI
"4 Novembre 2001
Cara redazione vorrei raccontarvi questo fatto che mi è accaduto qualche tempo fa, anche
per spezzare una lancia in favore del "sesso forte" che, ultimamente, è spesso
mal giudicato dalle donne.
Io lavoro in una multinazionale e copro una posizione di responsabilità; ho un
bell'ufficio, una segretaria molto efficiente ed orari di lavoro piuttosto elastici, nel
senso che sono tra i primi ad arrivare la mattina, e gli ultimi ad andare a casa. Questo
però è lo scotto da pagare quando si è dirigenti.
Il mese scorso ci avvisarono che sarebbe arrivato il nostro nuovo direttore generale.
Riunione lunedì mattina di tutti gli impiegati della sede, dirigenti e non, per la
presentazione.
Ore nove, siamo in attesa nella sala conferenze della società e, sorpresa delle sorprese,
entra una donna; e che donna! Alta slanciata, una rossa mozzafiato, vestita sobriamente
con un tailleur di taglio maschile che però non nasconde un fisico fantastico."
Chissà con una segretaria così come sarà il direttore", ci chiedevamo. Altro che
segretaria!
Appena comincia a parlare ci rendiamo conto, dal fare professionale ed autoritario, che ci
troviamo davanti al nostro nuovo direttore generale!
La maggior parte di noi è di sesso maschile, perciò potete immaginare il misto
d'imbarazzo/desiderio che aleggiava dentro di noi.
Abituata, probabilmente, a creare questo tipo di reazione nei suoi subalterni, la
signorina Maggi tenne un discorso chiaro e senza mezzi termini, nel quale c'invitava ad
essere oltremodo disponibili e produttivi perché la società doveva recuperare punti
persi a causa della crisi corrente del settore
.ecc.ecc.
Devo dire che non ascoltavamo con molta attenzione le sue parole, perché tutto il nostro
interesse era rivolto ad interpretare quel fisico da modella che si muoveva sinuosamente
per la sala.
Tutta la giornata fu dedicata a congetture sulla sua persona, vita privata compresa.
Ognuno di noi dirigenti maschietti, bramava un incontro a due con lei
Emanuelle (che
fosse come quella del film?) tutti noi lo speravamo,senza immaginare, che "gatta da
pelare" c'era capitata.
Il giorno successivo il nostro desiderio fu soddisfatto poiché ci mandò a chiamare uno
per uno.
Al mio turno non ero riuscito a scoprire dai miei predecessori niente, poiché uscendo dal
colloquio, erano tutti stranamente taciturni.
Chissà cosa avveniva all'ultimo piano del palazzo dove la "Rossa" (così
soprannominata) aveva il suo fantastico ufficio dal quale si vedeva tutta la città? Mi
veniva da ridere pensando a "Fantozzi" che si prostrava al cospetto del
direttore megagalattico. Quando entrai da quella porta, in ogni modo, non posso dire di
essere stato completamente a mio agio, anzi
Lei mi accolse con un sorriso accattivante e mi chiese subito di darle del tu. La cosa non
mi stupì molto, poiché le nuove tecniche usate nel rapporto con i dipendenti (vedi
risorse umane), utilizzano un misto di cordialità e cameratismo (salvo
"fotterti" al momento buono).
Cominciò quindi a parlare e mi fece domande inquisitorie sugli altri dirigenti del mio
settore, come a sondare il mio parere su di loro. Essendo alquanto titubante su cosa dire
mi si avvicinò e, con noncuranza, mi appoggiò una mano sulla spalla.
Sentivo il suo corpo vicino a me ed il suo profumo mi confondeva ulteriormente. Sembrava
si divertisse a mettermi in imbarazzo. Come avrei voluto slacciarle quella camicetta di
seta leggera che lasciava intravedere un reggiseno in pizzo. Non credo però che avrebbe
apprezzato e così, tra una mia reticenza ed un suo blandirmi con allusioni e provocazioni
tattili, riuscì ad arrivare al suo scopo, vale a dire quello di individuare i personaggi,
nell'ambito dirigenziale che io consideravo non più trainanti per la società.
Una settimana dopo arrivavano, ai suddetti, le lettere di licenziamento per "esubero
di personale" e "ridimensionamento quadri".
L'idea di aver in qualche modo aiutato quest'operazione di ripulisti mi angosciava. Quando
mi confrontai con i miei colleghi, scoprii che quel comportamento così subdolo, era stato
il filo conduttore di tutti i colloqui fatti quel fatidico giorno.
Dopo quanto è successo, il sentimento che aleggia intorno al nostro "direttore
generale" è sicuramente molto diverso. Qualcuno vorrebbe addirittura fare lo
sgambetto al suo passaggio. Non faccio nomi
Cordiali saluti alla Redazione,
Giovanni
P.S. Forse sarebbe il caso di inserire nel vostro Sito una sezione di "autodifesa
psicologica" nei casi di prevaricazione femminile sul lavoro"
LETTERA DI FRANCESCA
"18 Ottobre 2001
Dopo tanti mesi di mia latitanza, accetto l'invito a pranzo da parte di un mio
ex-fidanzato.
Appuntamento alle 21 nel "solito posto" dove alcuni anni fa ci conoscemmo.
Già qui inizia male, avrei preferito che mi venisse a prendere a casa..."ma sai,
abito fuori MIlano, vediamoci direttamente lì in fondo da te non è lontanissimo".
Arrivo naturalmente puntuale: lui ancora non c'è. Tipico, penso.
Io elegantissima, leggermente truccata, come piace a lui, abitino nero classico ma
sexy...profumo regalato da lui...
Arriva: convenevoli, scuse per il ritardo, mazzo di rose ... Wow!!! Perdonato all'istante!
Ma...scorgo sotto i pantaloni grigi un paio di calzini bianchi corti, quelli da
tennis.(era a giocare ed ha fatto tardi) (-1)
Cena e conversazioni piacevoli come sempre, finchè... uno stuzzicadenti non si mette tra
le nostre labbra (-2), e ancora peggio, lui mi confida: sai, da anni mangio un aglio al
giorno!... non dirmi che non te ne eri mai accorta!(-100!)
Accidenti, mi sembrava di aver sentito uno strano odorino...il suo alito non era proprio
dei più "profumati"! tanto che: tra il farmi prendere la macchina, i calzini
bianchi corti, lo stuzzicadenti investigatore, l'alito agliato...il suo punteggio nella
mia classifica "macho da frequentare" è andato a finire nella "lista
nera"...
Mi ha salutato dicendomi: ti è venuta "la puzza sotto al naso"? che sei così
sulle tue? Avrei dovuto rispondergli che " la sua puzza sotto al naso" era
conclamata ...la mia era di circostanza...
Da signora mi sono limitata a salutarlo come sempre con un bacino sulla guancia( senza
tapparmi il naso, ahimè!) ma gentilmente a far capire che non ci sarebbe stata una
prossima volta.
E' proprio vero, l'amore non fa vedere tante cose...probabilmente lui è stato sempre
così: al limite del bon ton!
Ora che non lo amo più rimane una persona poco attenta a piccoli dettagli importanti!
Stamattina gli ho spedito una e-mail per ringraziarlo della cena e consigliandogli di
visitare il vostro sito: così interessante e attento a come evitare "quei piccoli
dettagli sgradevoli" in cui cadono sempre troppi uomini! spesso anche quelli che si
ritengono "perfetti"!
Cordiali Saluti,
Francesca"
LETTERA DI ROSA
"8 ottobre 2001
E fu così che un giorno di giugno, amici comuni, ci organizzarono un incontro alla cieca.
Single io poiché reduce da una rottura recente, vedovo e senza figli lui, Pietro.
L'emozione del primo incontro, per il quale avevo impiegato un tempo infinito per decidere
cosa indossare e come truccarmi, fu bruscamente interrotta appena lo vidi, non era
apparentemente il mio tipo, nonostante questo, decisi di passare le successive due ore in
sua compagnia.
Quando poi ci salutammo l'intenzione era di risentirci: al più presto da parte sua ed al
più tardi dalla mia.
Il giorno successivo già ricevevo una sua telefonata con invito per rivederci subito.
"Mi sento molto solo e sono in cerca di una compagna che desideri condividere la mia
vita " aveva detto e, probabilmente, aveva visto in me la possibile compagna. Peccato
che l'interesse fosse unilaterale. Presa alla sprovvista per tanta fretta, cominciai a
balbettare impegni a non finire per rimandare il più possibile il secondo incontro.
Dopo molteplici telefonate ed inviti, decisi, sei mesi dopo, che tanta assiduità andava
premiata e che forse la mia prima impressione poteva essere modificata da una conoscenza
più approfondita. Era il giorno di S.Stefano ed il programma era un cinema. Quindi
accettai di uscire.
Pietro si presentò all'appuntamento con il Corriere della sera sotto il braccio per la
scelta del film da vedere; le parole con cui esordì furono che lui abitualmente comprava
la Repubblica ma, visto che quel giorno era previsto l'inserto con una maggiorazione di
£. 700, col cavolo che li avrebbe pagati. Certo che la signorilità non era il suo forte;
era solo l'inizio!
Partimmo, la macchina non spiccava ne per bellezza ne per pulizia ma pazienza,
l'importante era che ci portasse a destinazione, ma neanche questo.
Giunti a metà strada Pietro decise di cercare parcheggio dato che, disse, in centro
avrebbe dovuto mettere la macchina in uno a pagamento e
non valeva la pena.
Una passeggiata era quello che ci voleva, dichiarò; peccato che la temperatura esterna
sfiorava lo 0.
Scesi dall'auto facendomi coraggio, tutto sommato era da tempo che disertavo la palestra,
forse un po di moto avrebbe potuto farmi bene.
Quasi subito Pietro, con fare goffo ma generoso, trasse dalla tasca una Golia che però
cadde a terra. Prontamente la raccolse e, con un sorriso ingenuo, me la offrì. Avrei
voluto dire qualche cosa ma, aprendo la bocca, uscì solo una nuvoletta di
fumo
faceva troppo freddo.
Come previsto ci aspettava una coda lunghissima al botteghino del cinema, probabilmente
tutta Milano aveva avuto la nostra idea. Dopo circa un'ora e mezza di assideramento,
arrivò il nostro turno e, quasi a farlo apposta, la sala era ormai esaurita.
Cominciavo a non poterne più; cercare di ritrovare il buon umore era alquanto difficile
in compagnia di Pietro, che si dimostrava, con il passare delle ore, sempre più petulante
e noioso. Dopo un caffè bollente, per cercare di riscaldarci, preso al bar naturalmente
in piedi ci rimettemmo in coda per cercare di entrare e vedere almeno lo spettacolo
successivo.
Sapevo che non dovevo uscire con lui, qualche cosa me lo diceva, ed avrei dovuto dare
ascolto al mio istinto. Al momento dell'acquisto dei biglietti la scena si ripeté e ci
ritrovammo sempre più sconsolati nel solito bar per l'ennesimo caffè.
Ero depressa e dovetti pure sorbirmi la discussione agguerrita che fece Pietro con
l'impiegata del cinema richiedendo il rimborso del costo dei biglietti, peraltro non
ancora pagati, e ovviamente perse la causa. Avrei voluto dirgli cosa pensavo di lui ma mi
trattenni. Finalmente allo spettacolo delle 20 riuscimmo ad entrare e, seduti in terza
fila, quasi dentro allo schermo, mi addormentai esausta.
All'uscita mi aspettavo che la serata venisse riscattata almeno con l'offerta di un
boccone in pizzeria.
Neanche per sogno! Dopo la scarpinata per arrivare alla macchina, ci dirigemmo dritti a
casa e, per concludere in bellezza Pietro davanti al mio portone disse " potremmo
però bere un caffè prima di salutarci?" Non risposi ero troppo affamata.
Pietro così carino e paziente che per sei mesi aveva aspettato ansiosamente di potermi
rivedere e che mi aveva convinto che valeva la pena di conoscerci meglio
Credo non ci siano commenti da fare, gli ho solo segnalato il vostro sito nel caso
decidesse di ritentare con me.
Cordiali saluti,
Rosa" |